NUOVO CODICE DELLA CRISI DI IMPRESA: GLI ACCORDI DI RISTRUTTURAZIONE DEI DEBITI
Home > News > NUOVO CODICE DELLA CRISI DI IMPRESA: GLI ACCORDI DI RISTRUTTURAZIONE DEI DEBITI
NUOVO CODICE DELLA CRISI DI IMPRESA: GLI ACCORDI DI RISTRUTTURAZIONE DEI DEBITI
05 Marzo 2019 Gli accordi di ristrutturazione dei debiti nel nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza : loro natura giuridica ed ampiezza del sindacato del Giudice in merito
        Controversa sin dall’inizio è stata la definizione data dai giudici alla natura degli accordi di ristrutturazione dei debiti.
        La prevalente Giurisprudenza di merito, espressasi interpretando l’articolo 182-bis L. F., si è, sin da subito, schiarata in favore della tesi per cui  tali accordi sono atti di autonomia privata (cfr. Trib. Campobasso 13.03.2018), privi della natura di procedura concorsuale (cfr. Trib. Milano 10.11.2016).
        Residuando una valenza pubblicistica per il solo relativo procedimento di omologazione.
        Per contro, immediatamente, il Giudice di legittimità si è orientato a definire gli accordi di ristrutturazione dei debiti come appartenenti agli istituti del diritto concorsuale; in forza delle “forme di controllo e pubblicità sulla composizione negoziata, ed effetti protettivi, coerenti con le caratteristiche dei procedimenti concorsuali” (cfr. Cass. Civ., I^ sez.ne, n.° 1182/2018).
        Tale interpretazione, per quanto magari non condivisibile sul piano concettuale o quantomeno poco convincente alla luce delle argomentazioni poste a suo sostegno, pare comunque prestarsi agevolmente a qualificare anche la natura giuridica degli accordi di ristrutturazione dei debiti previsti dal nuovo Codice.
        Ciò premesso, è certamente suggestiva l’analisi dell’ampiezza del sindacato del Giudice officiato in merito allo scrutinio di tali accordi; apparendo essa ben differente, e molto ampia o ben più ristretta, a seconda che tale sindacato intervenga durante la fase di loro omologazione, anziché “a valle” di essa (come nel caso di opposizione alla loro rinegoziazione, dopo l’omologazione, con modifiche sostanziali del piano economico-finanziario, oppure nel caso di opposizione alla convenzione di moratoria di cui all’articolo 62 del Codice).
        Infatti giova precisare che – in fase d’omologazione – la latitudine di tale sindacato è stata variamente declinata, sostenendosi che:
  • il potere del giudice non è dunque limitato alla sola verifica della regolarità formale degli adempimenti procedurali, ma si estende anche alla verifica degli aspetti di legalità sostanziale, ed in particolare, al fatto che i soggetti terzi estranei godano della effettiva e reale sicurezza circa il pagamento dei loro crediti” (cfr. Trib. Asti, 25.06.2014);
    la finalità ultima dell’omologazione attiene alla verifica di attuabilità dell’accordo stesso e della sua idoneità ad assicurare in pagamento dei creditori non aderenti” (cfr. C. App. Torino, 03.08.2015);
    la fattibilità (ed, analogamente, l’attuabilità di cui all’art. 182/bis L.F.) riguarda la prognosi circa la possibilità di realizzazione della proposta nel termini prospettati ha introdotto la distinzione tra fattibilità giuridica ed economica, quest’ultima legata ad un giudizio prognostico di per sé opinabile e, quindi, tale da comportare un margine di rischio di cui debbono farsi esclusivo carico i creditori, per cui si tratta di profilo che esula dal controllo demandato al Tribunale. Rientrano, invece, nel suo ambito:
    • la delibazione in ordine alla correttezza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte dal professionista a sostegno del formulato giudizio di fattibilità dei piano;
      la valutazione dell’eventuale impossibilità sul piano giuridico di dare esecuzione alla proposta di concordato” (cfr. C. App. Torino, 03.08.2015).
        Per contro, il Giudice (Tribunale) chiamato a pronunciarsi sulle opposizioni a modifiche sostanziali del piano economico-finanziario dopo l’omologazione (articolo 58 del Codice) , oppure nel caso di opposizioni alla convenzione di moratoria di cui all’articolo 62 del Codice , è plausibile ritenere che sia necessariamente vincolato, nel suo agire, dalla regola fondamentale dell’articolo 112 del c.p.c. secondo cui judex secundum alligata judicare debet.
        Dunque il Giudice potrà e dovrà giudicare sui fatti che sono allegati o affermati nelle domande degli opponenti, ma soltanto su quelli; trovandosi così il sindacato giurisdizionale confinato a decidere esclusivamente i motivi ed i temi del processo che le parti avranno introdotto e perimetrato nel corso del procedimento di opposizione, e rimanendo certamente esclusa, a pena di extrapetizione o ultrapetizone, ogni possibilità d’autonoma valutazione del Giudice, ad esempio, di profili d’attuabilità dell’accordo che le parti del processo di opposizione non abbiano esplicitamente e specificamente sollevato davanti a lui.
        Quanto appena osservato appare un’evidente asimmetria del codice; soprattutto in caso di modifiche sostanziali del piano economico-finanziario a sostegno dell’attuabilità degli accordi presi tra le parti che avvenga a valle dell’omologazione.
        Modificazioni che, è chiarissimo, non saranno più interessate da una valutazione così ampia e pregnante come quella effettuata dal Giudice in sede di originario giudizio di omologazione degli accordi de quibus; dei quali il piano stesso, si rammenti, dovrebbe costituire indefettibile e plausibile presupposto di concreta attuazione.
avv. prof. Roberto Carfagna

 
 
 
 

Richiedi Informazioni

* Campi Obbligatori
Sede Legale Via Luigi Lucatello, 6
35131 Padova (PD)
Sede di Milano Corso Magenta 43
20123 Milano
Sede di Padova Piazzetta San Michele 5/1
35122 Padova
Telefono +39.392.3597317